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Sistema di accoglienza

Camera. «Le norme di Dublino? Da cambiare»

impronta dublino

AVVENIRE 2 dicembre 2014
di Vincenzo R. Spagnolo

Il regolamento di Dublino? C'è una vicenda, realmente accaduta, citata negli organismi umanitari per spiegare come possa smembrare intere famiglie: quella di un papà ceceno separato dal suo neonato inAustria. Il bimbo, ovviamente minorenne, e sua madre sono potuti restare come rifugiati in Austria, mentre il padre è stato rimandato in Polonia, dove aveva varcato i confini Ue. La sua richiesta di far ricongiungere la famiglia in terra polacca è stata respinta e così è rimasto lontano da moglie e figlio. È un caso limite, ma fotografa bene il surreale "gioco dell'oca" innescato dalle applicazioni rigide del regolamento. «Si finisce per costringere migliaia di persone che hanno già superato traumi tremendi, fuggendo da guerre, fame o persecuzioni, a rifare una parte del viaggio all'indietro, ritornando alla casella europea, chiamiamola così, di partenza. Separandole per giunta da familiari e amici che avevano faticosamente raggiunto...», ragiona Michele Nicoletti, docente di filosofia politica all'università di Trento, deputato del Pd e presidente della delegazione dei parlamentari italiani presso il Consiglio d'Europa.Nicoletti è il primo firmatario di una mozione del Pd in materia, attualmente al vaglio di Montecitorio. Che non è la sola: se c'è un urgenza, pur nelle diversità ideologiche, pare accomunare quasi tutto l'arco parlamentare, è quella di invocare modifiche all'attuale regolamento di Dublino. Con intuibili differenze, legate alle convinzioni dei singoli partiti, lo chiedono infatti ben 8 mozioni: oltre a quella avanzata da «Nicoletti e altri», le rimanenti portano la prima firma di Milena Santerini (Pd), Manlio Di Stefano (M5S), Erasmo Palazzotto (Sel), Dorina Bianchi (Ncd), Matteo Bragantini (Lega Nord), Renato Brunetta (Forza italia) e Fabio Rampelli (Fratelli d'Italia). Tutte le mozioni (il cui esame, previsto fra domani e dopodomani, potrebbe slittare alla prossima settimana) riguardano «iniziative in materia di diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati, con particolare riferimento alla revisione del regolamento dell'Unione europea, noto come Dublino III».Attualmente, con 126mila rifugiati (il 30% di tutte le domande dell'anno scorso), la Germania guida la classifica dell'accoglienza, prima di Francia e Svezia. E l'Italia? E quinta, con 26.620 richiedenti (il 6% del totale). «Nei mesi scorsi - ricorda Nicoletti - una richiesta di modifiche, sottoscritta da quasi tutte le forze politiche italiane, è stata consegnata al Parlamento europeo di Strasburgo, trovando consensi fra i membri del Ppe e del Pse». Cambiare le regole di Dublino, dunque. Ma verso dove? «Per parte mia - conclude Nicoletti -, ritengo che sia tempo di tornare al presupposto iniziale del primo accordo, quello di porre le basi per un sistema di asilo europeo, creando meccanismi equi di redistribuzione delle persone che chiedono protezione. Non è un volo pindarico: lo prevedeva già la Commissione Ue nel 2010, col piano di Stoccolma...».

 

 

 Fonte immagine: www.shopage.fr

 

 

 

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