Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

Home a buon diritto

Notizie

Rosarno, un'altra stagione d'inferno per i braccianti immigrati: "Quaggiù non cambia nulla"

art rep 6 aprila Repubblica, 06-04-2016

Lo si evince dai dati raccolti da Medici per i Diritti Umani (Medu). Sono tornate le aggressioni ai migranti, simili a quelle avvenute del dicembre scorso. Otto anni fa, Msf denunciava le condizioni degli stranieri impiegati in agricoltura nel rapporto "Una stagione all'inferno". Da allora poco o nulla è cambiato. La lotta al caporalato e al lavoro nero che riguarda l'86% delle persone

ROSARNO – Il bilancio è negativo anche quest’anno per la stagione agrumicola nella Piana di Gioia Tauro. Tra i braccianti immigrati, curvi a raccogliere frutta non si sente altro che dire: "Da queste parti non cambia nulla". Nonostante l’aumento dei controlli nelle aziende, per iniziativa della Prefettura e dell'Ispettorato del Lavoro, sono infatti rimaste disastrose le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri. Lo si evince dai dati raccolti da Medici per i Diritti Umani (Medu) Uche hanno diffuso oggi i risultati di una lor ricerca sul campo. Dunque, è stata una stagione dove, tra l'altro, sono tornate le aggressioni ai migranti impiegati in agricoltura, simili a quelle avvenute del dicembre scorso Otto anni fa, Medici senza Frontiere denunciava le drammatiche condizioni degli stranieri impiegati in agricoltura nel rapporto "Una stagione all'inferno". Troppo poco è cambiato da allora.

Il lavoro della clinica mobile. Dai dati raccolti dalla clinica mobile di Medici per i Diritti Umani (Medu) – che ha operato nella Piana di Gioia Tauro da metà novembre 2015 a marzo 2016, prestando assistenza sanitaria ai lavoratori stranieri stagionali - emerge un quadro che di poco si discosta dalla stagione precedente. Dei 471 pazienti visitati (774 visite mediche totali tra primi, secondi, terzi e quarti accessi), l’86% ha meno di 35 anni. Si tratta, quindi, di una popolazione giovane – in media 29 anni – proveniente principalmente da Mali (36%), Senegal (23%), Gambia (12%), Costa d’Avorio (8%) e Burkina Faso (6%).

Sbandati e vulnerabili nonostante la "protezione internazionale". La maggior parte dei pazienti (95%) è dotata di regolare permesso di soggiorno. Di questi, più della metà (54%) è già titolare di un permesso per protezione internazionale (asilo politico e protezione sussidiaria) o per motivi umanitari. Il 33%, invece, pur essendo regolare nel territorio italiano è in fase di ricorso contro il diniego della Commissione per il diritto d’asilo. Un dato, questo, in forte aumento rispetto alla stagione precedente e già fotografato da Medu ad inizio della stagione di raccolta (si veda il comunicato del 17 dicembre scorso). Più della metà dei pazienti è, infatti, giunto in Italia negli ultimi due anni e vive una condizione di estrema vulnerabilità determinata spesso dalla totale mancanza di informazioni e orientamento socio-legale nonché dall’impossibilità di leggere e scrivere (il 42% dei pazienti ha dichiarato di essere analfabeta).

Senza la tessera sanitaria. Per quanto concerne l’integrazione sanitaria, il 52% dei pazienti regolarmente soggiornanti non ha la tessera sanitaria. Le patologie più frequentemente riscontrate sono: disturbi gastro-intestinali (23%), sindromi delle vie respiratorie (22%), patologie muscolo-scheletriche (13%), traumatismi (10%), patologie della cute (6%). I lavoratori stranieri giungono, quindi, in Italia sani e si ammalano nel nostro paese a causa delle critiche condizioni di vita e di lavoro.

Lavoro nero per l'86% di loro. Per quanto concerne le condizioni di lavoro, nonostante l’aumento dei controlli da parte di Prefettura e Ispettorato del Lavoro, è riscontrabile tra la popolazione bracciantile un alto tasso di lavoro nero. L’86% dei lavoratori agricoli, infatti, non ha un contratto di lavoro e i pochi che hanno dichiarato di averlo (12%) non sanno se riceveranno una busta paga a fine mese né se gli verranno riconosciute le effettive giornate di lavoro svolte. La maggior parte dei lavoratori è, infatti, retribuita a giornata o a cassetta (1 euro per le cassette di mandarini e 0,5 per le arance) in media 25 euro al giorno per 8 ore di lavoro ed è reclutata attraverso la “piazza” (47%) – cioè l’attesa dei datori di lavoro o dei caporali nelle piazze e nei principali snodi stradali della Piana - o ricorso diretto al caporale (17%). In tale caso, il lavoratore dovrà farsi carico del costo del trasporto che varia dai 3 ai 5 euro.

E si vive in baracche col materasso a terra. Per quanto concerne le condizioni di vita, la quasi totalità dei braccianti incontrati da Medu ha trascorso la stagione vivendo in una struttura abbandonata, in una baracca o in una tenda sovraffollata nella zona industriale di San Ferdinando e dormendo, in più della metà dei casi, in un materasso a terra. Sono stati circa 2.000 i lavoratori che hanno affollato la zona industriale di San Ferdinando, distribuendosi tra la tendopoli e una fabbrica abbandonata in condizioni igienico-sanitarie allarmanti. Stessa sorte per le centinaia di lavoratori che vivono nei casolari abbandonati nelle campagne dei Comuni di Rizziconi, Taurianova e Rosarno, edifici fatiscenti, privi di elettricità (nei casi più fortunati alcuni migranti dispongono di generatori a benzina), di servizi igienici e acqua.

Le due fasi di un protocollo d'intesa. A tale proposito, nel febbraio 2016 è stato sottoscritto dalla Prefettura di Reggio Calabria, Regione Calabria, Provincia di Reggio Calabria, Protezione civile regionale insieme con Croce Rossa, Caritas, Emergency e Medu un protocollo d’intesa per la soluzione della situazione del campo di San Ferdinando e Rosarno. Il protocollo prevede un intervento in due fasi. Attraverso uno stanziamento di 300mila euro da parte della Regione Calabria verrà messa in sicurezza e bonificata l’area dove sorge l’attuale tendopoli attraverso la sostituzione delle tende e la verifica degli impianti elettrici, idrici e igienici. La seconda fase, già iniziata con un primo tavolo di confronto, prevede la costruzione di politiche di integrazione dei lavoratori nel tessuto abitativo della Piana di Gioia Tauro.

Un piccolo passo verso la dignità. Per tali motivi Medu chiede alle Istituzioni che hanno sottoscritto il protocollo che il tavolo relativo la costruzione di politiche abitative porti alla definizione di soluzioni concrete da avviare già entro la prossima stagione. Si tratterebbe, in questo caso, di un passo decisivo nel ridare dignità ai lavoratori nonché di valorizzare – in un territorio a forte emigrazione come quello calabro – le centinaia di stabili in disuso presenti e di ridare vita ai centri abitati in forte spopolamento.

L'eterna battaglia (perdente) con i "caporali". Medu, inoltre, chiede che vengano promossi alcuni strumenti chiave per la lotta al caporalato e al lavoro nero. Tra questi: il controllo della reale operatività delle O.P. (le Organizzazioni dei Produttori), il monitoraggio delle aziende presenti sul territorio e degli ettari messi a coltivo, il potenziamento dei centri per l’impiego come unico ponte possibile tra lavoratore e azienda, l’istituzione di linee agricole che garantiscano il trasporto pubblico da e verso i campi nonché l’introduzione degli indici di congruità. Medu, infine, chiede che venga promosso presso il Ministero dell’Agricoltura un tavolo per il rilancio della produzione agrumicola della Piana e la definizione dei prezzi degli agrumi i quali, comprati ai piccoli produttori tra i 5 e 15 cent/kg rendendo quasi impossibile la copertura dei costi di raccolta, sono poi rivenduti dalla Grande Distribuzione fino a 2 euro al kilo.

Pubblicato: Mercoledì, 06 Aprile 2016 12:01

Citrino visual&design Studio  fecit in a.d. MMXIV