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Giustizia e diritti umani in Messico: Cosa è successo agli studenti di Ayotzinapa a Iguala il 26 settembre 2014? (III parte)

Iguala furgone bianco30 -11-2015

Victor L. Santamaria Vieyra. xkatun@gmail.com
Andrea Frustaci. andrea@chantiik.org

Come indicato nella relazione della Commissione di inchiesta indipendente e secondo le diverse testimonianze e telefonate quando gli studenti che stavano sul quinto autobus (identificato come Stella Rossa), sono stati intercettati dalla polizia federale alle 23:30 , hanno cercato di scappare nascondendosi nelle auto rimaste immobilizzate dal blocco stradale attuato dalla polizia. Rendendosi però conto dell’arrivo di altri poliziotti, appartenenti alla polizia municipale, sono corsi verso una collina, cercando la protezione nelle case vicine. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti gli studenti sono rimasti nascosti 40 minuti e successivamente hanno deciso di tornare, a piedi verso il centro della città di Iguala.

Gli studenti sono tornati sul Viale Periferico, passando questa volta sul ponte "Chipote". Giungendo di fronte al Palazzo di Giustizia uno degli studenti avvertendo i suoi compagni, decide di avvicinarsi a osservare il quarto bus in frantumi, ma non vede all’interno gli altri “normalistas” che dovevano essere sull’autobus. Piove, e lo studente percepisce l'atteggiamento della polizia, che sembra ancora alla loro ricerca. La polizia si accorge di lui e lo studente, dice ai suoi compagni di andarsene. Si rende anche conto di essere seguito da un "falco", che lo controlla guidando su una motocicletta: è armato.

Gli studenti si sono raggruppati in gruppi di quattro cercano di attraversare il Viale Periferico. La polizia li scopre e si avvicina con due pattuglie, la prima passa ad alta velocità con l'intenzione di investirli. Gli studenti si spostano di diversi metri e la seconda pattuglia cerca anch’essa di investirli fermandosi poco più avanti. La prima pattuglia dopo averli superati torna indietro sulla corsia opposta gridando: "vi ammazziamo, bastardi".

Gli studenti decidono di andare avanti, camminando velocemente e poi correndo mentre le due pattuglie li seguono lentamente da vicino. Ad un certo punto arrivano altre due pattuglie della polizia municipale e i poliziotti scendono dalle auto a meno di dieci metri dagli studenti, estraggono le pistole e le puntano contro di loro. In quell’istante arriva anche un altro furgone bianco con quattro agenti in borghese, alcuni li hanno identificati come appartenenti alla polizia statale, altri dicono che sono la protezione civile.

I giovani studenti affrontano la polizia municipale con pietre, e i poliziotti rispondono allo stesso modo, mentre i poliziotti in borghese che si sono fermati sul viale periferico un po’ più avanti osservano la scena. A questo punto gli studenti corrono in avanti verso un piccolo ponte di legno fragile per attraversare il fosso d’acqua parallelo al periferico e, in questo modo, trovano una via di fuga in mezzo a un gruppo di case, correndo su per una ripida scalinata. La polizia ricorrendoli spara loro contro almeno cinque volte; una donna apre la porta della sua casa e dà riparo a dieci studenti, altri quattro continuano a correre per ripararsi sulla collina.

Come descritto nei precedenti nostri articoli, contemporanamente avvengono altri scontri e azioni poliziesche a Iguala e in zone circostanti.
"Siamo di fronte a uno scenario complesso, con diverse forze in gioco e diversi scenari in cui si sono succeduti i fatti " questo scrive la commissione di inchiesta indipendente.

Successivamente allo scontro avvenuto all’incrocio tra il Viale Peirferico e la via Juan N Alvarez, dopo aver evacuato i feriti la polizia si ritira . Gli studenti tornano sul luogo in gruppo, segnalando con pietre i punti in cui si trovano i bossoli dei colpi di pistola, nel tentativo di preservare le prove; chiamano altri studenti e insegnanti, che giungono sul luogo; fotografano i dettagli dell'assalto; sulla parte anteriore del bus c’e’sangue, anche quello di Bernardo Flores uno degli studenti arrestati.

Ricordiamo che l'agente dell'intelligence M ha testimoniato e riferito ai superiori, secondo la sua dichiarazione all'ufficio del Procuratore Generale (PGR), che “ alle 23:30, il capitano C, ha fatto uscire il Battaglione 27 con due camion per fare pattugliamenti e "specificamente per evitare di affrontare gli studenti di Ayotzinapa".

C’e’ anche una nota di servizio di quella notte, firmata dal comandante del Battaglione 27 e indirizzata al Comandante Militare della Zona 35, che afferma che una pattuglia comandata da un tenente di fanteria è uscita alle 23:50 tornando alle 3:10 senza segnalare alcun evento degno di nota.

Non è chiaro se si tratta della stessa pattuglia o di una pattuglia diversa, perché le ore non corrispondono.
Altre dichiarazioni confermano i pattugliamenti militari: secondo il soldato RSI alle 00:30, una pattuglia sarebbe uscita dalla caserma con il capitano C e luogotenente P, raggiungendo il palazzo di giustizia alle 00:45 dove hanno trovato il quinto autobus, identificato come Stella Rossa che, curiosamente, è stato l'unico che è rimasto intatto negli scontri.

Sempre secondo la testimonianza del soldato RSI alle 1:05 il capitano C ha dato l'ordine di ritirarsi, e quindi sono tornati al centro della città di Iguala, passando per la stazione degli autobus per il palazzo della sicurezza sociale per fermarsi presso il Comando di Polizia Municipale circa 5 minuti, e infine dirigendosi alla Clinica Cristina.

C’e’ un altra versione data dall’ufficiale Ulises Barnabè che dice che il capitano C è arrivato alla stazione di polizia alle 23:30 e ne è uscito alle 23:45, ma nella testimonianza del capitano C non c’è nessun riferimento a questo fatto.

Nel frattempo alcuni giornalisti arrivano sul luogo dello scontro sulla via Juan N. Alvarez, e durante una conferenza stampa improvvisata, lo studente M spiega cosa è successo, altri si dirigono fino al terzo degli autobus e la stampa locale e nazionale osserva quello che è successo. Alcuni dei testimoni hanno anche preso l’iniziativa di richiedere l’intervento del Pubblico Ministero.

Altri testimioni riferiscono che in tutta la città continuano ad esserci ronde evidenti e costanti, e che ovunque in città ci sono pattuglie, e ciò è anche confermato dalle testimonianze dei poliziotti.

Vi sono testimonianze che riportano di aver visto passare due pattuglie della polizia municipale e della protezione civile, e di aver visto successivamente fermarsi dei veicoli in movimento, e di aver vsito in un furgone bianco un uomo inginocchiato in atteggiamento vigilante e probabilmente armato. Si riporta del passaggio di una macchina nera con gli occupanti che prendono foto degli studenti della scuola normale.

A un certo punto almeno tre persone escono da questi veicoli vestiti di nero e incappucciati, e sparano contro gli studenti, questa volta, secondo le testimonianze degli abitanti della case limitrofe, si tratta di raffiche di proiettili che escono di armi potenti. In questo attacco vengono uccisi Daniel e Julio Cesar, appena giunti in sostegno dei loro compagni.

Nell’attacco viene anche ferito Edgar ed i suoi compagni lo portano aalla clinica Cristina, che si trova a circa 500 metri dal luogo.

Un altro giovane è stato ferito ad una gamba e viene accompagnato all’ospedale da alcuni degli insegnanti che sono venuti in aiuto dei normalistas e sono testimoni di questo secondo attacco durante il quale almeno un’altra insegnante viene ferita. I passanti e i presenti scappano in diverse direzioni, si rifugiano sotto le auto, alcuni riescono a a salire fino a una terrazza da dove riescono ad osservare il passaggio molto lento di tre pattuglie della polizia municipale che ovviamente stanno monitorando la situazione. Julio Cesar Mondragon, lo studente trovato successivamente morto con evidenti segni di tortura e con il viso sfigurato, che stava seduto accanto al primo autobus, terrorizzato fugge, alcuni si rifugiano in un terreno abbandonato e gli altri in due case vicine. Alcuni testimoni sostengono che la sparatoria dura alcuni minuti, e che dopo comincia a piovere.

Nel corso della sparatorie un gruppo di 25 studenti, più un insegnante, si muove con Edgar vero la Clinica Santa Cristina in cerca di aiuto. Nessun taxi li vuole prendere, e all'interno della clinica incontrano una infermiera e una responsabile che dicono loro che non c'è nessun medico e nessun può passare. Finalmente dopo aver insisitito riescono ad entrare e l'infermiera chiama il medico responsabile, che arriverà solo parecchio tempo dopo. Gli studenti si distribuiscono tra il primo e il secondo piano dell'ospedale e per precauzione si decide si spegnere le luci. L'infermiera e la responsabile se ne vanno e lasciano soli gli studenti che vedono passare una pattuglia della polizia municipale e un veicolo bianco che si ferma in mezzo alla strada in atteggiamento di vigilanza. Quindici o 20 minuti dopo il capitano C raggiunge al comando della pattuglia di militari del battaglione 27 ed entra nella clinica.

Ancora una volta, le versioni dei militari sono contraddittorie tra di loro e contrastano con quelle dei testimoni che raccontano di un primo sollievo alla vista dei militari e delle successive umiliazioni e reprimende da parte dei militari. Gli studenti nelle loro testimonianze riportano frasi del tipo "visto che, siete stati tanto bravi a fare tanto casino avrete anche le mutande per sopportare le conseguenze ". Secondo un altro studente i militari avrebbero detto "visto che avete le palle per sequestare autobus ne avrete anche abbastanza per confrontarvi con quella gente” altre testimonianze raccontano di minacce e intimidazioni.

Queste versioni sono confermate dalla testimonianza di un insegnante che aveva accompagnato in clinica gli studenti: "Mi è stato chiesto: Di cosa si occupa? e ho detto “sono un insegnante” e mi è stato ribattuto :”belle cose che gli insegna, complimenti”.

Ho detto loro ” sono venuto ad aiutare i ragazzi perché sono stati attaccati con armi da fuoco”.

A questo punto il comandante ha detto a uno dei suoi “prendi i nomi di chi sono” e poi, “dateci i nomi reali, perchè se date nomi falsi nessuno vi troverà”. Quindi ci è stato detto, “quello che avete fatto si chiama furto con scasso, siete entrati in una proprietà privata e questo è un crimine quindi chiamiamo la polizia municipale perche vi venga a prendere”. I ragazzi non parlavano, erano storditi dalla paura. A questo punto, ho sentito l'obbligo morale e dire all'ufficiale: “se chiamate la polizia municipale tanto vale ucciderci, perché sono quelli che hanno sparato contro di noi "

La dichiarazione del medico della Clinica Cristina è anch’essa contraddittoria, afferma di essere venuto subito dopo aver ricevuto la chiamata, ma che gli è stato impedito di passare fino a che non ha parlato con il capitano, ha detto che il ferito era molto inquieto e camminava continuamente nei corridoi e perciò ha sparso sangue dappertutto e che si era rifiutato categoricamente di essere assititio" gli studenti, invece, dicono che il medico è venuto dopo che i militari hanno lasciato la clinica. Dice il maestro: "Il medico mi ha detto, dopo aver esaminato il ragazzo, che non sarebbe venuta nessuna ambulanza perché l'ordine era di non far muovere nessuna ambulanza per gli studenti”.

Dopo più di un’ora di chiamate ad ambulanze e ricerca di taxi finalmente Edgar riesce ad essere trasferito.

Lo studente ferito dichiara: "Quando siamo finalmente riusciti a fermare un taxi, gli abbiamo dovuto dire che ero stato ferito a seguito di uno scontro a bottigliate per convincerlo a prendermi. Raggiunto l'ospedale ho cominciato a sentire freddo e quando sono entrato in ospedale mi hanno cucito a mano, e quando mi sono coricato ho perso conoscenza e mi sono svegliato dopo due giorni ".

Per quanto riguarda la sua ferita, la gravità è segnalata soltanto dagli studenti e dall’insegnante. Il rapporto militare dice che la la ferita era superficiale al labbro. Il medico ha anche dichiarato di aver " osservato che la ferita non era mortale e che il paziente era era neurologicamente integro".
Edgar è stato ammesso all’Ospedale Generale di Iguala con una diagnosi di trauma facciale con frattura della mascella superiore e la perdita di tessuto molle del piano del labiale della terra palatina e del labbro superiore.

Data la gravità della sua situazione, è stato sottoposto ad una tracheotomia e gastrostomia. Edgar è stato soottposto a intervento chirugico presso l'Ospedale di Iguala, dove ha trascorso 15 giorni, ed è stato successivamente portato all’ospedale Egea Città del Messico, dove è rimasto ricoverato 22 giorni ricoverato: Da allora ha avuto altri interventi. In ospedale di Iguala gli è stato detto che in seguito ha bisogno di 3 o più interventi di chirurgia ricostruttiva, un processo che è ancora in corso un anno dopo i fatti.

Un'ora dopo l'attacco alla conferenza stampa, gli studenti hanno cercare di comunicare e di riorganizzarsi, gli studenti che hanno lasciato la clinica raggiungono una delle case in cui alcuni loro compagni si sono riugiati. Ma la persecuzione non è finita, la presenza di auto sospette e ronde è continuata per diverse ore. Finalmnete anche i militari raggiungono il luogo in cui vi sono i corpi dei gli studenti uccisi, arriva il Pubblico Ministero, assieme a periti, giornalisti, polizia, insegnanti e studenti. A questo pubnto sono le 3 del mattino, i corpi continuano a rimanere esposti nessuno li ha coperti e sono sotto la pioggia persistente.

messQuesto incubo sembra non avere fine.

 

Pubblicato: Lunedì, 30 Novembre 2015 11:40